09 · Roma arcaica · una capitale costruita da mani connesse
Roma impara in terracotta
Artigiani etruschi nel tempio Capitolino
Gli autori romani attribuirono le sculture del primo tempio Capitolino a un artigiano di Veio.
Documentazione del museo · lettura pubblica e gratuita, senza registrazione.
Ricostruzione generata · Ipotesi visiva dichiarata
Ricostruzione visiva dichiarata per la contestualizzazione museografica; non è una fotografia dell’originale né una prova documentaria.
Storia e contesto
Il primo grande tempio di Giove Capitolino impiegava la tradizione italica di podio, legno e terracotta architettonica. Autori romani attribuirono le sue sculture all’artista Vulca di Veio, memoria di specialisti che attraversavano confini urbani.
Non conserviamo un elenco di operai né possiamo assegnare ogni frammento a un individuo. La tradizione conta perché Roma ricordò che la propria immagine monumentale non nacque isolata: dipendeva da tecniche e repertori sviluppati nelle città etrusche.
Il museo ETRU conserva la tradizione secondo cui la generazione di coroplasti di Veio associata a Vulca ricevette commissioni per il Campidoglio. Questa memoria riconosce la mobilità di specialisti tra una città etrusca e Roma alla fine del VI secolo a.C.
Terracotte cave e policrome riducevano il peso sulle travi di legno e potevano essere fabbricate per sezioni. Il programma monumentale era tecnologicamente italico e mediterraneo insieme, non una versione incompleta di un tempio greco in marmo.
Cosa sappiamo e cosa interpretiamo
Fatto documentato: l’influenza etrusca nell’arte, nella religione e nella tecnologia di Roma è ampiamente documentata; le terracotte furono centrali nei templi italici. Interpretazione e cautela: Vulca e commissioni specifiche sono noti dalla letteratura romana successiva, non da una firma scavata in Campidoglio. Approfondimento documentato: le fonti antiche e la tradizione museale attribuiscono sculture capitoline a Vulca o a botteghe veienti; l’architettura italica usò podio, legno e terracotta. Interpretazione e cautela ampliate: non si conserva una firma, un elenco di lavoratori o un insieme completo che permetta di assegnare ogni pezzo a Vulca; l’attribuzione è letteraria e stilistica.
Dati del catalogo
- Data narrativa
- Fine del VI secolo a.C.
- Luogo
- Colle Capitolino, Roma
- Materiale
- Legno, tufo, tegole e terracotta policroma
- Contesto
- Costruzione del tempio di Giove Ottimo Massimo
- Lettura curatoriale
- Il fatto documentato e la sua interpretazione appaiono separati nel blocco delle evidenze.
- Specialità
- Coroplasti: scultori e produttori in terracotta
- Mobilità
- Commissioni ricordate tra Veio e Roma
- Struttura
- Tetto di legno protetto e decorato con terracotte
- Copertura documentaria
- 4 fonti museali, del patrimonio, di corpus primari o di ricerca per questa tappa.
UNO STESSO TEMA, MOMENTI DIVERSI
Reperti collegati nel tempo
Segui un argomento tra le collezioni. Condividere un’etichetta permette di confrontare i reperti; non dimostra che una cultura ne abbia influenzata un’altra.
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IL REPERTO ATTUALE
La sua data non permette di collocarlo con sufficiente sicurezza nella sequenza. Lo manteniamo qui, separato dai reperti datati.
Fine del VI secolo a.C.
Roma impara in terracotta
Etruschi e Roma
Costruzione storica della fine del VI secolo a.C., non data individuale di un pezzo.
Scheda attualeMadera13 piezas fechadas

≈12.000 anni BP
Punte di freccia
Preistoria
≈12.000 BP convertiti con origine nel 1950. È una conversione approssimativa di scala per ordinare; non una nuova calibrazione radiocarbonica.
Vedi la scheda
Verso il 10.000 a.C. · approssimazione; datazione discussa
Idolo di Shigir
Preistoria
Approssimazione espressa nella scheda; datazione discussa.
Vedi la scheda
ca. 3000 a.C.
Barche di Abido
Egitto
Datazione approssimativa dell'insieme di barche.
Vedi la scheda
2600–2400 a.C.
Gioco reale di Ur
Sumer
Datazione approssimativa secondo la scheda.
Vedi la scheda
circa 2600–2400 a.C.
Stendardo di Ur
Sumer
Funzione sconosciuta; le scene non provano che fosse uno stendardo.
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1330–1295 a.C. · fine della dinastia XVIII
Cubito di Maya
Egitto
Datazione approssimativa secondo la scheda.
Vedi la scheda
ca. 1600–1000 a.C., in più fasi
Volti di legno
Maya
Insieme deposto in più fasi; non fabbricazione simultanea.
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Seconda metà del VII secolo a.C.
Mazarrón 1
Fenicia
Seconda metà del VII secolo a.C.
Vedi la scheda
Seconda metà del VII secolo a.C.
Mazarrón 2
Fenicia
Data del naufragio e suo contesto; il carico riunisce diversi oggetti.
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V–IV secolo a.C.
Arco e frecce in una custodia
Sciti e Saka
Insieme tipologico di custodie; non data di un singolo esemplare.
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ca. 1760
Ndop kuba
Mondi di lingua bantu
Datazione approssimativa secondo la scheda.
Vedi la scheda
XIX secolo
Kora del XIX secolo
Mondi mandé
Secolo dello strumento conservato, non origine della tradizione musicale.
Vedi la scheda
secoli XIX–XX
Lukasa
Mondi di lingua bantu
Intervallo dell’oggetto catalogato, non origine della tradizione di memoria.
Vedi la scheda
Anch’essi collegati, senza una data confrontabile (3)
Questi reperti non vengono collocati dopo gli altri: una data sconosciuta non significa che siano più recenti.
- Memoria messa in attoMondi di lingua bantu · secoli XIX–XX e pratica trasmessa
- Riso su palafitteYayoi · Soprattutto secoli I–III d.C.
- Utensili in relazioneBatwa / Twa · ca. 1947
Uno sguardo più da vicino
Lettura di circa 1 min · Sezioni: 1. Lettura approfondita e fonti · accesso gratuito. Revisione editoriale registrata: .
Anche il colore faceva parte del culto
Plinio il Vecchio collega Vulca all’immagine di Giove commissionata per il Campidoglio e ricorda che la statua di terracotta veniva dipinta con rosso di minio. Nello stesso passo difende la dignità di quelle antiche immagini d’argilla rispetto alla ricchezza successiva dell’oro e dell’argento. È una valutazione romana scritta secoli dopo i lavori attribuiti all’artigiano. La testimonianza documenta come venivano ricordati quei materiali e il loro colore, ma non sostituisce un contratto conservato né permette di ricostruire con esattezza l’intera statua perduta.
- Testo antico · Plinio il Vecchio · Storia naturale XXXV, 157, testo latino in LacusCurtiusConsultazione registrata: .
Dove è conservato
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
Testimonianza materiale di riferimento · In esposizione
L’Apollo di Veio è una testimonianza conservata delle botteghe di coroplasti; non è presentato come un pezzo del tempio Capitolino scomparso.
L’istituzione che conserva il reperto è documentata; l’esposizione al pubblico può cambiare. Consulta la sua scheda ufficiale prima di una visita.
Fonti e riferimenti
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